L’intervista del mese

fotoPerché gli emiri investono a Milano

Era il 13 maggio, quando un  reporter della cronaca del Corriere , Antonio Stella scarpinò  per  Porta Nuova, quartiere della provincia araba di Doha. Architetture vertiginose. La Milano del futuro in stile l’Expo, torri a forma di  diamante (Cesar Pelli e Stefano Boeri tra le firme);  e a due passi dalla sede liberty di via Solferino. Ma poi ecco l’immagine desolante del “Bosco verticale” grattacielo  da abitare e non finito   e  un’ambiziosa Biblioteca degli alberi ancora sulla carta, cantieri chiusi e impalcature desolate gli fornirono più di un dubbio….Ma il cacciatore di notizie Stella  bussò all’ufficio di Manfredi Catella, l’ad di Hines Italia, società capofila di Porta Nuova. Un breve colloquio, e il reporter del Corsera  rivelò ai milanesi,  agli investitori , agli immobiliaristi o anche a semplici  coppie Vip desiderose di abitare in un grattacielo con bosco sul davanzale , negli avveniristici condominii di Porta Nova che il fondo sovrano Qatar Holding aveva ufficializzato l’acquisto del 40 per cento di Porta Nuova. Un  piano di sviluppo immobiliare da oltre due miliardi di euro per  290 mila metri quadrati del centro città, nei quartieri Garibaldi-Repubblica in affanno: l’iniezione di risorse assicurata dall’emiro Hamad Bin Khalifa Al Thani( sopra nella foto ) metteva in dirittura d’arrivo il mega quartiere, così vicino ai templi della Milano da bere, discoteche, baretti mobili, movida che conta di corso Como…Fu una intervista che destò scalpore e che fece storia..In sostanza il Corriere rivelò che il  Qatar scommetteva sul real estate italiano. Soprattutto perché il Corriere dava la parola a qualcuno che sapeva come stavano i conti : a Manfredi Catella, l’ad di Hines Italia, società capofila di Porta Nuova: «Agli occhi del mondo – Catella rivelò  a Stella che trascrisse tutto nel suo report  – è arrivata un’immagine di Milano vincente, competitiva, solida e affidabile». Manfredi Catella dava una spinta in vista del traguardo, l’Expo: “possiamo riattivare un motore strategico per la ripresa del Paese». Il fondo sovrano  del Qatar aveva scelto Milano : dopo gli investimenti in  Barclays plc e Credit Suisse, Harrods e London Stock Exchange, Lagardere e Porsche.

Già: da quel maggio il crollo del settore immobiliare non c’è stato, , uffici e appartamenti sono stati  venduti e  i grattacieli di Porta Nuova sono ritornati a crescere come alberi, le vie e le piazze sono state quasi  finite : il fondo strategico di Cassa depositi e prestiti ha firmato con Qatar Holding per una joint venture da 2 miliardi di euro. La società mista da quel giorno di maggio ha incominciato a operare… E sono ricominciate le visite di compratori a Porta Nuova. Altri fondi di investimento hanno di nuovo guardato a Milano..La riprese immobiliare è sempre più vicina. La movida che conta di corso Como aspetta da allora, felice,  che i bei tempi della dolce vita ritornino e che i va e vieni di modelle, vip, banchieri , industriali rampanti , calciatori e bella gente ricominci, magari  dal Bosco  Verticale e dai grattacieli a forma di diamante…in attesa del gran botto di champagne dell’Expo 2015.

Gli investitori stranieri da quel maggio hanno mostrato sempre maggiore interesse verso il settore immobiliario italiano, sulla scia della timida ripresa dell’economia della zona euro. Da gennaio a ottobre il volume totale delle operazioni “cross border” (cioè oltre i confini) in Italia è stato di 2,75 miliardi di euro, pari a circa il 79% delle transazioni immobiliari commerciali totali, il livello più alto dal 2007.

“Adesso che la crisi non è più forte come prima, la gente guarda al mercato italiano perchè ha asset di buona qualità”, sottolinea Stephen Screene, capo operativo del settore European capital markets a Cushman & Wakefield (società controllata dalla Exor di casa Agnelli). I protagonisti delle operazioni più grandi del 2013 sono soggetti che con la crisi avevano smesso di investire in Italia, o addirittura non lo avevano mai fatto. E’ il caso di Morgan Stanley, che non si affacciava sulla piazza italiana dal 2007, e che agli inizi di ottobre ha acquistato una partecipazione di maggioranza in 13 grandi magazzini e due centri commerciali per un valore totale di circa 635 milioni di euro.

Lo scorso maggio invece l’acquisto da parte di Allianz Real Estate di due edifici destinati ad uso ufficio è stato il primo investimento in Italia dal 2008 per una cifra pari a circa 90 milioni di euro. Proprio contemporaneamente quando Allianz, la Qatar Holding, il fondo sovrano quatariota fino a quel momento assente dal nostro mercato, aveva acquistato il 40% di Porta Nuova a Milano per 2 miliardi di euro, realizzando la più grande transazione fatta quest’anno.

Ed oggi, sulla soglia del Natale? Un interesse che va di pari passo alla perdita di appeal da parte di Londra e Parigi, e di paesi come la Germania e la Svezia a causa del repentino rialzo dei prezzi ai liveli pre-crisi. Gli investitori immobiliari in questi mercati stanno accettando rendimenti bassi fino al 5. Di contro nel secondo trimestre del 2013 in paesi più esposti alla crisi come Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Irlanda i tassi sono nella media del 7,3% per gli immobili commerciali e del 8,4% per gli uffici. Tra gli altri nuovi investitori troviamo anche i fondi di private equity americani Cerberus Capital Management, KKR & Co. e Oaktree Capital Management. C’è poi Blackstone alla finestra per acquistare la storica sede del Corriere della Sera in via Solferino, a Milano.

Insomma, il mattone ricomincia a correre verso il traguardo dell’Expo.


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